EMOZIONI IN MISSIONE

Ogni volta che decido di partire per una missione umanitaria, l’emozione, quell’emozione che solo chi ha avuto la fortuna di fare un “viaggio” così, ritorna, ma non è mai la stessa, cresce e si modifica, perchè pensi di avere esperienza di saper già cosa accadrà, come comportarti, ma forse le certezze che hai sono solo quante medicine mettere in valigia, che vestiti portarti dietro, cosa è utile per il progetto una volta arrivato, ma l’Africa è imprevedibile e ogni volta è una sorpresa, un’energia nuova e questa volta sarà veramente qualcosa di diverso, perché con la missione in Uganda, la prima trasferta solidale di Marta, il sogno che condivido da anni con i miei compagni attuali di viaggio che sono anche amici e colleghi diventerà realtà.

Con questa nostra prima missione daremo l’avvio, oltre alla continuità, ai progetti di scolarizzazione e salvaguardia della vita umana avviati nel giugno scorso con l’acquisto dei banchi per la scuola di Pakwach. I nostri sforzi per attuare i progetti e le nostre competenze saranno apprezzate, ma ci renderemo conto dell’enorme ricchezza umana che riceveremo in cambio e sentiremo l’intensità di un esperienza che ti cambierà la vita. La prima cosa che mi colpisce ogni volta che ritorno in Africa è la strada, terra rossa, polvere, donne, bambini, tanti bambini … vita … i colori della vita e sembra che tutto si svolga intorno alla strada.

Appena atterrato all’aeroporto di Entebbe quei colori, i profumi ed i volti della gente che ho intorno mi fanno sentire di casa la mattina successiva al nostro arrivo in terra di missione e’dedicata al viaggio verso il nostro primo obiettivo : Pakwach.
Nel villaggio ad attenderci il nostro referente locale Mr .Francis con le famiglie degli splendidi “colori” della vita, sono loro i bambini della scuola sostenuta dalla nostra associazione ci accolgono con tanto affetto, la semplicità racchiusa in tanti sorrisi, quei gesti semplici che ti fanno stare bene emozioni che toccano il cuore facendo scendere sui nostri visi lacrime di felicità.

Durante la nostra permanenza oltre ad effettuare le visite ai bambini ed a formare il personale su attività che potranno svolgere in autonomia, abbiamo toccato con mano il primo “tassello” del nostro sostegno per lo sviluppo della scuola a Pakwach: i banchi, arredi minimali, costruiti e acquistati in loco per dare un ulteriore aiuto alla produzione ed il commercio che sono frutto dei tanti sostenitori intervenuti durante il primo evento ufficiale il 28 Giugno u.s.

Nei giorni successivi ci siamo trasferiti in Uganda del Sud per gli screening cardiologici, pediatrici e dermatologici a Kampala presso la St.Clelia School. Il primo giorno di visite sarà molto impegnativo tanti bambini da visitare, ma all’entrata dell’edificio uno sciame di risate ci accoglie calorosamente, piccoli occhi vispi che ci scrutano da lontano, ma alla vista di tutta questa gioia ti passa tutto perché ti rendi conto, purtroppo, che diamo per scontato ogni giorno quando siamo presi dalla frenesia degli impegni quotidiani, un bene prezioso: la vita.

Intorno a noi una struttura sconosciuta che racconta storie di vita che trapelano da ogni dove. Una in particolare colpisce, quella della sala delle visite, è li che le emozioni si intrecciano alla voglia di fare e di mettersi in gioco e nonostante la conoscenza con i volontari del posto sia minima, basta poco per far si che si crei un’intesa vincente. Il bilancio della giornata è stato di circa 120 visite con alcuni casi particolari che fanno capire quanto questo progetto sia concreto.

Con una nuova alba inizia la seconda giornata di visite tante facce nuove, in questo paese le bambine crescono in fretta e devono imparare a resistere, a rimanere, a rischiare, le visite corrono tranquille, ci si cambia il tempo, gli sguardi, e mani ed alcuni giovani pazienti riportano. Infezioni cutanee, patologie respiratorie, molte parassitosi intestinali, la giornata scivola via, il sole si inchina al canto del muezzin, si torna a casa stanchi, ma con un altro piccolo pezzo di “loro” nel cuore.

I giorni successivi saranno cadenzati da un nuovo susseguirsi di visite e questo “scenario” di vita quotidiana ci rende consapevoli che la vita inizia come un piccolo germoglio, sta a noi riconoscerlo, valorizzarlo, saper condividere i nostri talenti per farlo diventare un grande “albero” dove ogni “ramo” sarà un approdo sicuro di aiuto per coloro che necessitano di nuova “linfa” vitale.

Il rientro alle case di origine dopo la nostra prima missione acquista un nuovo significato, in così poco tempo sono state tante le emozioni provate che hanno unificato il legame all’interno del gruppo e la voglia di continuare questa esperienza è sempre più forte e la mia mente ”rielabora” i ricordi del primo “viaggio dell’anima” e preziosamente porto nel mio cuore, i loro visi … sorrisi, il loro grazie … Asante!

Luca Panchetti

MartA Onlus
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